Duilio Svara

Susanna al bagno
(1961)
bronzo
h. cm.70
(ingrandibile)

 

 

 

 

Giocatore di pallanuoto
(1958)
gesso
h. cm. 68
(ingrandibile)

 

Trieste (1914-1999)

Duilio Svara appartiene alla schiera di artisti triestini che nell'anteguerra si sono formati in due prestigiose istituzioni didattiche della città, una pubblica, l'Istituto per Capi d'Arte dell'Istituto Industriale "Volta" e l'altra privata, la Scuola Libera di Figura del Civico Museo Revoltella. Al Volta, tra il 1929 e il 1933, nei corsi per la lavorazione della pietra, Duilio Svara ha avuto per insegnante lo scultore Alfonso Canciani, artista di grande capacità.

Attraverso la scuola del Canciani gli allievi - tra i quali lo Svara e Marcello Mascherini che divenne il maggior scultore triestino della seconda metà del secolo e con il quale il nostro ebbe lungo sodalizio - poterono apprendere non solo i segreti di una tecnica raffinata e altamente professionale ma anche entrare in contatto col vigoroso plasticismo allora imperante sulla scena europea secondo i dettami di Meunier e soprattutto di Roden.

Alla Scuola Libera di Figura, frequentata in quei medesimi anni e subito dopo dallo Svara, insegnava il pittore Edgardo Sambo Cappelletti che si era formato nell'ambiente accademico veneziano e, in modo ancora più segnato, monacense alla scuola del Von Marr e che aveva soggiornato successivamente a Praga e per due anni a Roma. Duilio Svara ebbe dunque eccellenti maestri e seppe trarne ampio giovamento iniziando ad esporre subito dopo il periodo scolastico, nel 1937, nell'ambito del Sindacato degli Artisti.

Ma Svara era anche persona politicamente impegnata e non certo in assonanza con le ideologie allora dominanti tanto che tale attività gli costò nel 1943 l'invio, contemporaneamente all'amico Luigi Spacal, in Lucania in uno di quei battaglioni speciali nei quali il governo raggruppava i dissidenti e i sospetti non ancora condannati al confino. Terminato il periodo bellico, Svara riprese subito ad esporre presentando le sue opere a Parigi, Lubiana, e in numerose rassegne cittadine. Prima della guerra già era stato notato da Silvio Benco come una delle promesse della giovane scultura triestina ed ora, nel dopoguerra, il suo lavoro veniva elogiato da Giusto Chersovani, da Luciano Budigna e da artisti di peso e sensibili quali Maria Lupieri e Nino Perizi.

Autoritratto
(1963)
pastelli
cm. 57x44
(ingrandibile)

 

 

 

 

Anny
(1937)
gesso
h. cm.34
(ingrandibile)

 

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